Diario

Racconto di un campo di lavoro
Agosto


L’ARRIVO
Finalmente si torna in Kenya, dopo un lungo periodo di lontananza arriviamo a Mombasa con più di 7 ore di ritardo a causa di un guasto all’aeromobile ma adesso eccoci qua, i nostri piedi possono finalmente toccare la tanto amata terra d’Africa. Due ore di pullman ci separano da Malindi e poi ancora un’oretta di jeep prima di arrivare a Digirikani. La strada è dissestata come non mai, buche gradi come crateri, tratti di strada dove l’asfalto è completamente logorato dal sole e dalle incessanti piogge, così il viaggio si prolunga, impieghiamo più di tre ore per arrivare.
Giunti a Malindi è ormai notte, dobbiamo attendere il mattino seguente prima di raggiungere il villaggio. Per tutta la notte piovve intensamente ed al nostro risveglio pioveva ancora, piovve fino al pomeriggio, costantemente. Le strade di Malindi erano completamente allagate e non c’era alcuna speranza di poter raggiungere il villaggio in quelle condizioni. Ci mettiamo il cuore in pace, Said, dice che dovremo aspettare un’intera giornata di sole che possa asciugare i sentieri di terra rossa che conducono a Digirikani.

CAMBIO DI PROGRAMMA
Cambiamo programma, decidemmo di svolgere tutte quelle attività che di solito, in condizioni normali, espletiamo al calar del sole, quando, dopo una lunga giornata di lavoro, rientriamo a Malindi dal Villaggio. Ci prefiggiamo dunque di andare a ritirare dal commercialista la tanto attesa iscrizione alle NGO (Non-Government Organization) solo con questa potremo operare a 360° e senza incorrere in inutili problemi, sono passati mesi ormai dalla richiesta e dovrebbe proprio essere stata ufficializzata, pensiamo... Dobbiamo inoltre, controllare la registrazione a catasto del Title deed (Titolo di proprietà) dell’appezzamento di terreno (plot) acquisito nel mese di maggio, anche questo è stato richiesto al distretto di Kilifi (il distretto da cui dipende la zona di Tanga) mesi fa ed anche di questo come del precedente, non vè traccia. Sembra che l’ufficio competente di Kilifi abbia conferito autorità agli uffici municipali di Malindi di occuparsi dei Title deed nel suo territorio, pare anche che dovremmo riformulare e presentare nuovamente tutta la pratica. Bene, molto bene...
Ma per chi conosce l’Africa e nello specifico il Kenya sa che tutto ciò fa parte del modus vivendi di questa terra, non ci scoraggiamo affatto, siamo avvezzi a gestire situazioni simili, ritardi smisurati, disagi, incomprensioni, ecc. ecc. Quando decidi di partire verso l’Africa devi partire preparato, mettere in conto lunghe attese, interminabili ritardi, devi cambiare modo di pensare, cambiare il tuo stile di vita, pensare globalmente, ma agire localmente. Solo in questo modo riuscirai a viverla intensamente. Se vieni qui anche una sola volta, questa terra ti entra dentro e se non vuoi tornarci da turista devi farlo solo quando e se ti sarai psicologicamente preparato a capirla, non affrontarla. Così è stato per noi, infatti con calma, la calma che contraddistingue questa popolazione, prepariamo nuovamente tutti gli incartamenti, le innumerevoli fotocopie e presentiamo nuovamente le due pratiche. Nel frattempo piove ancora, Festas ci tiene informati sulla percorribilita dei sentieri, non ci sono buone notizie, al contrario, le piogge hanno provocato la caduta di grossi alberi, proprio sull’unico sentiero semipercorribile e non c’è proprio modo di poterli spostare in queste condizioni metereologiche. Per le strade di Malindi, a causa della tanta pioggia caduta, a fatica e solo in alcune ore del giorno riusciamo a spostarci con il nostro pulmino, andiamo al deposito della farina per il rifornimento settimanale da portare a Digirikani, sperando di avere una breve tregua e qualche ora di sole che ci permetta di portarla con l’auto almeno fino al primo villaggio. Il mattino seguente il nostro desiderio sembra esaudito, con una splendida giornata.

ORGANIZZAZIONE
Subito contattiamo alcuni fundi (operai) che possano rimuovere il tronco d’albero caduto sul sentiero, organizziamo le squadre per le operazioni di bonifica del terreno di Digirikani, quello su cui inizieremo a edificare le prime tre case. A questa fase partecipano oltre a me, una squadra di quattro volontari venuti dall’Italia ma anche 10 kenioti e 6 fundi, fortunatamente anche nei tre giorni seguenti in cielo splendette il sole e solo nel tardo pomeriggio del terzo giorno iniziarono a cadere minuscole gocce di pioggia che tanto assomigliano ad una refrigerante pioggia tropicale. Ma ormai la preparazione del terreno era stata portata a termine, in soli quattro giorni di duro lavoro siamo riusciti a ripulire più di 4 ettari di terreno da erbacce, arbusti, pietre, coralli ecc. ecc. Nel frattempo l’altra squadra contribuiva con diverse attività, distribuendo alla comunità generi alimentari, medicine, vestiario, comprando utensili essenziali per il nostro lavoro, ma anche quelli per iniziare nuove coltivazioni, o per la nuova mensa, come pentole, piatti, bicchieri, posate, ecc. ecc.; poi hanno contattato e stretto accordi con alcuni depositi di materiale per l’edilizia, al fine di ottenere le migliori quotazioni per l’acquisto di mattoni, cemento, legname, ecc. ecc. Hanno portato alcuni dei nostri bambini bisognosi di cure all’ospedale, dal medico, a fare analisi, a fare radiografie ecc. ecc., hanno assistito due partorienti ed espletato tutte le pratiche burocratiche per ottenere il riconoscimento anagrafico per i nuovi nati ma anche alcuni bambini venuti al mondo e mai registrati.

RAPPORTO FINALE
Dopo quello spiraglio di luce durato solo pochi giorni tornarono giorni e giorni di pioggia, pioggia che cadeva incessante durante le ore del giorno e della notte, pioggia che non ci ha dato la benchè minima speranza di poter iniziare la costruzione delle case. Terminata la bonifica del terreno, la costruzione del nuovo pozzo, della nuova area coperta e di altre tante piccole e grandi attività abbiamo deciso di sospendere le attività più importanti, questo almeno fino a Dicembre, quando finalmente torneremo a Digirikani...


Rientro da Digirikani
Settembre


Cari Amici di African Children Aid, sono da poco rientrati i due gruppi di volontari dal Kenya il cui sforzo messo in campo è stato enorme. Malgrado le condizioni di disagio dovute al perdurare delle piogge, il lavoro svolto è stato di considerevole entità, la stessa causa però non ci ha concesso l'opportunità di portare a compimento tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissi, obiettivi che contiamo di raggiungere comunque entro l'anno.

Malgrado le avverse condizioni i volontari di quest'ultimo gruppo hanno portato a termine molti interventi quali:
Hanno costruito un nuovo pozzo;
Hanno iniziato a riabilitare una scuola materna;
Hanno ricostruito alcune capanne danneggiate dalle piogge;
Hanno costruito un ricovero per il bestiame;
Hanno costruito un nuovo spazio coperto, un'area pubblica dove la Comunità possa riunirsi;
Hanno ripulito e bonificato l'intera area sulla quale contiamo di costruire le prime case non appena migliorerà il tempo;
Hanno espletato le inevitabili pratiche burocratiche per l'ottenimento del "title deed" titolo di proprietà del terreno;
Hanno installato una nuova cucina da campo.

A quanto sopra, va aggiunta la lunga lista delle innumerevoli iniziative, piccole e grandi (distribuzione di vestiario, medicinali, generi alimentari e di prima necessità, acquisto di piccoli mezzi di locomozione, utensili, pentolame, vasellame, corsi per insegnanti, acquisto di ausili per disabili, acquisto di nuove uniformi scolastiche, pagamento delle tasse, mensa e rette scolastiche per il trimestre in corso ecc. ecc.), che hanno permesso a tanti bambini ed altrettanti adulti che vivono dove la povertà è una grave realtà, di guardare al futuro con maggior serenità. I volontari sono rientrati in Italia, oltre che carichi di un esperienza indimenticabile, di nuovo materiale quale: fotografie, proiezioni e le tanto attese iscrizioni anagrafiche per alcuni dei nostri bimbi venuti al mondo e mai registrati. Al momento stiamo catalogando tutto il materiale raccolto, materiale che contiamo di inserire al più presto sul nostro sito internet a disposizione di chiunque voglia essere aggiornato.

Un pensiero speciale a tutte le famiglie dei nostri piccoli bimbi Adottati a distanza alle quali invieremo quanto prima notizie e fotografie.
Alfredo “Freddie” del Curatolo
28 Aprile

"Buongiorno, signore” Malindi, Kenya.
Nel 2007 è normale sentirsi apostrofare con un “ciao” dai bambini locali. Agitano le loro piccole mani, si appostano ai lati delle strade e urlano i loro saluti sorridenti per farsi notare. Chissà, quei bianchi si fermeranno e magari avranno una caramella o una moneta per noi, magari ci portano a fare un giro sulla loro bellissima automobile. Gli italiani sono molti, da vent’anni a questa parte, a Malindi. La popolazione locale e specialmente i giovani, da sempre più ricettivi, hanno imparato i loro usi e costumi, conoscono le loro abitudini e si sono abituati al loro modo di fare. Sanno quando si può tentare un approccio o quando e meglio stare alla larga, perché gli italiani non sono tutti uguali. Quel che si può donare a tutti è un sorriso, accompagnato da un saluto. Non costa niente, soprattutto non provoca dolore, fatica e disagio. Per quello c’è già la loro vita nelle capanne, la coda fuori dai fatiscenti ospedali, il lavoro duro nei campi della mamma e quello in cantiere di papà, che spacca blocchi di marmo per 2 euro al giorno. Un sorriso. Un saluto. Eppure qualcosa distingue il saluto appassionato di Kaingu da quello degli altri bimbi vestiti di pochi stracci impolverati e di una gioia che prendono direttamente dalla terra, come radici che si nutrono di sole, frutti della natura e umidità. Kaingu dice “buongiorno, signore”, non “ciao”. E’ l’equivalente del classico benvenuto keniota, che in swahili suona “Jambo bwana”. C’è anche una canzoncina orecchiabile che illustra come il rito di ossequio per i nuovi arrivati sia praticamente l’inno nazionale, da queste parti. Kaingu ha otto anni, forse. Forse sette, a scuola ci va da meno di due anni. Ma la sua età parte da quando è stato battezzato, lo stesso giorno i genitori lo hanno registrato all’anagrafe. Due doveri al prezzo di uno. I suoi coetanei inseguono un paio di scarpe, una maglietta colorata, una bella penna da mostrare ai compagni di classe con orgoglio e far gonfiare d’invidia quelli che dicono “sei amico di un mzungu, di un bianco, non ti vergogni?” ma in realtà sognano una penna uguale, e un amico diverso dai soliti. Kaingu invece ha ricevuto un dono per lui preziosissimo: un dizionario italiano-swahili. Lo ha stampato una signora italiana che abita a Mombasa. Ogni giorno Kaingu impara una parola nuova e la pronuncia davanti a un bianco per vedere l’effetto che fa. Quando qualcuno lo corregge sull’accento o sulla corretta pronuncia si corruccia, sgrana i grandi occhioni neri e chiede “scusa?” fino a che il bianco non gli ripete la parola. A quel punto il piccolo ed efficacissimo registratore nella testa del bambino è già in funzione. Non scorderà quella parola per il resto della vita. Telefono cellulare, Quaderno, Pantaloni, Gelato, Macchina, Mangiare, Stanco, Correre. Ogni giorno una decina di vocaboli nuovi. Da solo, a sette anni sta imparando una lingua nuova. Ieri qualcuno gli ha detto un proverbio: “finchè c’è vita c’è speranza”, lo ripete tutto il pomeriggio e guarda nel suo dizionario, stretto tra le mani come un gioiello o un rosario. Vita – speranza. Adesso il suo saluto è completo e non può che far sorridere ma anche stringere il cuore:

“Buongiorno, signore! Finchè c’è vita c’è speranza”.
Alfredo “Freddie” del Curatolo

Chi è FREDDIE/ALFREDO DEL CURATOLO
Nota biografica


Freddie è l'alter-ego artistico del giornalista professionista Alfredo del Curatolo che, per guadagnarsi da vivere (e anche un po' per passione) collabora saltuariamente con quotidiani e riviste nazionali e assiduamente con il quotidiano “La Provincia” di Como nel settore Cultura e Spettacoli. Per passione (e anche un po' per guadagnarsi da vivere) il trentacinquenne giornalista da alcuni anni scrive canzoni. Dopo aver fatto parte di band dell'area milanese (Paperoga, Willy Wilko & the Wilcocks), costituito in Kenya il gruppo soul “Freddie & the Askaris” e lavorato in Italia con Elio e le Storie Tese in qualità di cuoco (!?!), Freddie ha optato per la carriera solista. E' imminente l'uscita del suo album d'esordio “Nel regno degli animali”, preceduto dal singolo radiofonico “Vediamo di vederci”. Parallelamente, a febbraio ha pubblicato un saggio biografico sul cantautore Rino Gaetano (“Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano”, Selene Edizioni), un libro su Vasco Rossi (“Vasco Rossi il reci- divo”, I Cattivi di Bevivino) ed ha pronto un romanzo (“La schedina di Gaetano”) e un giallo (“L'assassino del cielo”). Prima di essere iscritto all'Albo dei giornalisti professionisti Alfredo del Curatolo ha esercitato le professioni di barman, rappresentante di salumi, direttore d'albergo e ha gestito un ristorante. Freddie ha scritto romanzi Harmony con improbabili pseudonimi anglofoni e ha fatto l'animatore in villaggi vacanze.
Tratto da "Il mio Diario Africano"

Non c'è bisogno di tante parole per parlare dell'Africa, non è il migliore modo d'esprimersi, soprattutto perchè tante volte ci si ritrova senza parole di fronte a tanta crudeltà. Qui ho imparato a diffidare della tentazione retorica, dell'inutilità di tante parole. Gli uomini con le parole hanno logorato e svuotato il significato di tante di queste, tra di esse proprio le più importanti "carità", "sofferenza" e "amore". Ero nauseata nel sentire tanti discorsi sulla carità umana e poi accorgermi che qui, proprio accanto a me, tanti bambini muoiono di fame e mala sanità. Così sono salita un pò per caso su questa "nave", non mi sono scelta conducente ma oggi mi trovo, insieme a tante persone che come me, vogliono fare qualcosa di concreto per questa meravigliosa gente che ha bisogno di tutto, talvolta semplicemente di un sorriso, una carezza. Dovreste vedere che specie di case ci sono, dove abita la gente, sono fatte ti legno e fango essiccato, senza luce ne acqua è dura la vita qui. Nel Villaggio Tanga più della metà dei bambini viene sfruttato o nella peggiore delle ipotesi abusato, dai padri, dagli zii. Eppure queste piccole creature al tuo arrivo ti corrono in contro, quando passi ti urlano "mama" (signora) e ti buttano le braccia al collo per baciarti, ti seguirebbero sempre, di quanto amore c'è bisogno! Quanto amore manca. Quanto dolore, quante sofferenze. Manca perfino la possibilità di essere bambini. Tante ragazzine a 15 anni si comportano come donne, perché? Perché qualcuno le ha fatte diventare tali a forza di offrirgli una caramella per spogliarle. Così si diventa madri a 15 anni. Così vengono generati figli indesiderati, figli che resteranno soli. Ci sono bambine di 3 anni che sono zie di bambine della stessa età, al Nicholas Village dell'African Children Aid i nostri bambini portano i nipoti, i fratellini di un anno perché le madri non se ne possono prendere cura. Ho un mare di cose dentro il cuore è nello stomaco. Una rabbia perchè ciò che vedi qui sembra non bastare mai e ciò che fai sembra sempre poco. Durante l'ultima riunione Festas ha parlato più che altro del machismo che c´è qui. Gli uomini considerano la donna uno zero. Quando si sposano (qui le mogli si comprano) le lasciano a casa a fare tutto mentre loro escono a farsi i fatti propri... Spesso le abbandonano appena nasce un figlio. Poi ne lasciano incinta altre e così via. In questo modo nei villaggi ci sono centinaia di bambini abbandonati o a rischio d'abbandono, i più fortunati hanno qualche pseudoparente e talvolta sono completamente soli. Quelli che sono riusciti a stento a superare il tristissimo periodo della prima infanzia, sopravvivono cercando il cibo tra i resti dei rifiuti e chiedendo l'elemosina, questo però solo se vivono accanto alla città mentre per i bimbi di Tanga questa opportunità è negata, lontani chilometri dalla città hanno intorno a loro solo terra arida e sporcizia, in questo caso devono contare sull'aiuto di chi già non ha nulla o combattere la fame nello stesso modo che farebbe un animale selvatico. Questi stessi bimbi sono quelli che mi hanno fatta arrivare, restare e tornare in questa terra tanto bella quanto difficile, sono loro che mi danno la forza e l'entusiasmo di cercare di fare qualcosa. Ci sono tante cose brutte in Africa, ma qui la gente non sembra mai triste, non hanno il tempo di esserlo. Credo che il Signore mi abbia portata qui per essere me stessa ed offrire quello che posso. Certo è che vivere in Africa accentua la coscienza della ricchezza che c'è dove per un caso fortuito della sorte siamo nati. "Non ci manca niente" è una frase così obsoleta che mi ha sempre fatto pensare, perché non amo le frasi dette per dire, quelle frasi così sentite e risentite che ormai hanno perso il loro significato. Ho sempre pensato che abbiamo tutto, sempre e subito. Ma che ci manca tanto di quanto è più necessario nella vita: le persone o meglio, donarsi alle persone. Quando sono qui tra questa povera gente che malgrado tutto mi guarda negli occhi e mi dice " acuna matata mama " che in kiswahili significa "non c'è problema mamma", questo mi fa sentire bene, mi fa sentire di parlare con loro anche se non conosco bene la loro lingua, e loro mi guardano come se mi capissero davvero, con l'aria di chi ha di fronte uno straniero che malgrado tutte le diversità etniche sente amico.

 

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